Gli incidenti di marzo (1962-1974) seconda parte
25 marzo 1962












Atalanta-Milan non disputata (0-2 a tavolino)
Stadio strapieno, la gente trabocca in campo, milanisti e atalantini mischiati anche se si vedono più bandiere rossonere, l’arbitro Adami aspetta quarantacinque minuti che il campo sia sgombrato, si annuncia all’altoparlante che in caso contrario l’Atalanta avrebbe perso a tavolino.
Molto sportivamente i tifosi milanisti non escono anzi ovviamente l’annuncio serve solo a farli rimanere.
L’arbitro se ne va, la partita è data persa, noi facciamo ricorso ma per un problema di biglietti venduti in più della capienza ci viene dato torto e, sempre molto sportivamente, i due punti prendono la strada di Milano.
Nella stessa estate del 1962 l’Atalanta si aspetta che, come promesso, i rossoneri vengano a giocare un’amichevole precampionato per risarcire almeno il grande danno economico subito dovendo rimborsare i biglietti della partita non giocata.
Naturalmente il Milan non fa nemmeno questo e un pungente articolo di Corbani rileva quanto la pretesa sportività milanista non sia nient’altro che pura fantasia.
6 marzo 1966



Atalanta-Napoli 1-0
È un vero e proprio testacoda quello che va in onda in una bella giornata di sole davanti a più di venticinquemila spettatori: per la prima volta nella propria storia il Napoli è in lotta per lo scudetto, l’arrivo di Altafini e Sivori ha fatto letteralmente impazzire la folla partenopea.
Il Napoli è seguito a Bergamo da numerosi sostenitori che si fanno notare per striscioni e bandiere; addirittura c’è un’orchestrina con tromba, batteria, chitarra e tamburo diretta da un tifoso che indossa la maglia numero sette del brasiliano Canè.
Sono numerosi, però, anche gli striscioni nerazzurri e sono orgogliosamente sventolate le bandiere atalantine, ai ragazzi del Patronato San Vincenzo sono stati affidati una ventina di nuovi stendardi che formano una notevole coreografia e reggono il confronto con l’entusiasmo partenopeo.
Vinciamo e a fine partita un napoletano le prende pure in Viale Giulio Cesare.
4 marzo 1973



Atalanta-Sampdoria 0-2
Il gemellaggio con i doriani è ancora al di là da venire, si concretizzerà solo nel 1976 quando i genovesi giocheranno a Bergamo due partite in campo neutro per la squalifica di Marassi.
Ci si picchia in Nord perchè è ancora per poco la curva dove vanno i tifosi ospiti, i Commandos sono in Curva Sud per l’ultima volta.
I tifosi doriani presenti peraltro non parrebbero mostrare terribili caratteristiche, uno si prende una bottigliata in testa, un suo amico sviene perchè vede l’amico ferito, un terzo ha un malore dopo un gol della Sampdoria.
Non bastando la rissa con bottiglie volanti in Nord l’atalantino Pirola viene contestato all’uscita dopo la sconfitta, in realtà la stagione pare in linea con la precedente e la salvezza parrà raggiunta, purtroppo all’ultima giornata così non sarà.
18 marzo 1973



Atalanta-Bologna 1-0
I Commandos avevano perso a Torino con i granata sette giorni prima il loro striscione (la prima versione quella con le virgolette) in sette giorni rifanno un nuovo striscione che sarà quello storico con pugno e dita a V (ufficialmente “uniti si vince” in realtà è chiaramente di ispirazione politica).
Si decide anche lo spostamento dalla Sud alla Nord che all’epoca costa di meno causa sole (solo tre anni dopo verranno uniformati i prezzi) e soprattutto causa un grosso tabellone pubblicitario presente in Sud (Terme di Trescore) che ostacolava l’esposizione dello striscione.
Da questo giorno il tifo ultras atalantino si identifica con la Curva Nord (anche se poi, molto più avanti, in Sud torneranno, tuttora presenti, diversi gruppi ultras).
24 marzo 1974


Ascoli-Atalanta 1-1
Battaglia ad Ascoli in campo e trasferta movimentata fuori, da Bergamo parte un bus dei Commandos, ovviamente non esistono settori ospiti, i Commandos si fanno la fotografia mischiati al pubblico di casa.
Niente di gravissimo, insulti e sputi, uno fa pure le corna nella foto, ma andare in giro all’epoca, specialmente in così pochi, una trentina, era veramente una prova di coraggio.
