Atalanta-Juventus 3-2

Ci sono solo i due gol bianconeri ma è ugualmente utile per vedere le condizioni ambientali

16 maggio 1954 32a Serie A 53/54

C’è Bassetto… gnente scudetto.
Terzultima di campionato, noi siamo in un ormai consueto tranquillo centroclassifica e arriva la Juventus capolista a pari punti con l’Inter che gioca a Palermo sul campo del fanalino di coda: sembra un turno interlocutorio con due scontate vittorie in trasferta per le due contendenti al titolo ma… ma noi in questo campionato siamo una squadra devastante davanti, prendiamo troppi gol questo sì, ma a fine campionato saremo il
quarto attacco dietro alle milanesi e appunto alla Juventus.
Su cinquantaquattro gol fatti trentadue sono della coppia Rasmussen (quindici)-Bassetto (diciassette), il veneto rimane a Bergamo altre
tre stagioni e chiude con cinquantasette gol in centoventicinque partite capeggiando per lungo tempo la leadership nella classifica dei bomber in Serie A nella nostra storia, superato dal solo Doni con sessantanove in tempi recenti.
La nostra coppia gol non si fa particolari problemi nemmeno di fronte alla
Vecchia Signora: stadio strapieno con diciottomila spettatori e tutti i maggiori inviati in tribuna stampa, diluvia e il terreno è un acquitrino ma nessuno si pone il dilemma se giocare o no.
Si gioca e l’arbitro indossa una giacca impermeabile nocciola che non lo rende visibilissimo in mezzo a nerazzurri e bianconeri che presto tendono ad assumere tutti lo stesso colore, quasi quello della giacchetta dell’arbitro causa fango.
All’annuncio della formazione l’assenza di Cergoli non è ben accolta dai tifosi atalantini, ora come allora tutti C.T., e invece le scelte di mister Simonetti (nostro grande ex giocatore) sono perfette.
Dopo le prime schermaglie al quarto d’ora passiamo: Annovazzi-Bassetto-Rassmussen e il danese esplode una terrificante sassata che piega le mani al portiere juventino Viola, boato e Juve che prova a ripartire, il gioco diventa, davvero, duro e nervoso, i torinesi stanno giocandosi il campionato e non si aspettavano un inizio così.

Il “siluro” di Rasmussen che inizia ad affondare (visto il diluvio…) la Juventus merita la copertina de “Il Calcio Illustrato”

La palla gol più grossa l’abbiamo, però, ancora noi ma a pochi metri da Viola Rassi non riesce letteralmente a schiodarla dal fango; peccato.
Al termine del primo tempo il 2-0 arriva lo stesso: Bassetto ha il trentotto di
piede ma per quanto riguarda i calci piazzati è una sorta di Eziogol ante litteram (anche se il suo ruolo sarebbe il centrocampista offensivo) il raddoppio è una delle sue solite punizioni-bomba da venti metri che picchia sotto la traversa, schizza nel fango e finisce in mano al portiere.
Forse sono altri tempi ma per l’arbitro Massai, dopo aver consultato l’assistente trascinatovi dalle proteste juventine, è gol.

Il gol di Bassetto

L’intervallo non contribuisce a rasserenare gli animi e anzi il secondo
tempo si accende ancora di più nonostante il diluvio per il nostro terzo gol, Rassi lotta come una furia nel fango difende palla, la perde, la riconquista e serve sulla destra Brugola che spara a mezza altezza per il 3-0, clamoroso al Comunale!
A questo punto la reazione juventina c’è davvero e i torinesi risalgono fino al 3-2 con John Hansen e con una splendida rovesciata di Boniperti che si alza in mezzo all’area di rigore su uno spiovente.
Noi finiamo in dieci per l’espulsione di Angeleri e poi addirittura in nove per l’infortunio di Cadè II, in campo e in tribuna il tempo sembra non passare mai, c’è anche qualche istante di recupero cosa assolutamente inconsueta per l’epoca ma poi il messaggio subliminale di migliaia di persone arriva anche all’arbitro che fischia.
Finisce 3-2 e finisce pure la corsa scudetto della Juventus perché l’Inter, pure clamorosamente fermata alla Favorita sul 2-2, guadagna un punto e lo
tiene fino alla fine.
Nelle interviste post partita gli atalantini felici denunciano il gioco duro e scorretto di molti grossi “nomi” bianconeri mostrando le botte ricevute ma la gioia per la grande vittoria prevale. A raccogliere le impressioni in presa diretta, poiché all’epoca il giornalista entra negli spogliatoi e parla tranquillamente con tutti appena finita la partita, c’è un giovane E.C., si è già lui, Elio Corbani che introduce anche per l’Eco di Bergamo il rito delle interviste dagli spogliatoi sulle orme di ciò che già fa G.B. Radici per il Giornale del Popolo.