Atalanta-Torino 3-1

2 giugno 1963 Finale Coppa Italia 62/63

Tre per la storia.

Rarissima foto a colori della festa finale: da sinistra in piedi: l’allenatore Tabanelli, Mereghetti il vicepresidente Cassera, Domenghini, Nielsen, Veneri, il segretario Pezzotta, Bonfanti ufficiale dell’esercito vicinissimo alla società, l’accompagnatore Teani e lo storico massaggiatore Cividini da sinistra accosciati: Pizzaballa, Pesenti, Calvanese, Nodari, Gardoni, Colombo, Magistrelli, Cometti (in tuta).

Ed eccola la nostra più grande vittoria, quella che ci permette di avere una coppa sulle bandiere.
C’è da dire che la formula della Coppa di questa stagione 1962/1963 ci favorisce non poco, dopo aver rischiato al primo turno di settembre vincendo a Como, squadra di Serie B, solo ai supplementari chiudendo sul 2-4 con doppietta di Domenghini e gol di Da Costa e Nova per giocare il secondo turno si deve aspettare dicembre.
Nel frattempo c’è pure il campionato nel quale ci siamo rivelati squadra da trasferta battendo a domicilio Juventus e Inter (futura Campione d’Italia), il bomber a fine campionato sarà il brasiliano Da Costa con dodici gol in campionato e tre in Coppa ma in tanti partecipano a una specie di cooperativa del gol, Domenghini, Mereghetti e gli scandinavi Nielsen e Christensen.

Lo storico biglietto

Il sorteggio del secondo turno c’è favorevole, abbiamo in casa il Catania e sarà l’unica squadra della massima serie che incontreremo fino al Torino all’ultimo atto, una doppietta di Christensen ci apre la strada e il 2-1 ci porta a due partite dalla finale.
Il campionato prosegue con alti e bassi con lampi come la vittoria casalinga ancora con l’Inter finché a marzo arriva (ancora) a Bergamo per i quarti di finale il Padova, altra squadra cadetta, regolata con relativa facilità da Da Costa e Calvanese, 2-0 e siamo in semifinale.
A questo punto il campionato passa abbastanza in secondo piano poiché possiamo gestire un tranquillo centro classifica e la partita fondamentale diventa la semifinale del primo maggio, ancora una volta a Bergamo, ancora con una squadra cadetta, il Bari.
Per piegare i pugliesi basta un gol di Da Costa e, pur soffrendo fino al termine, il minimo scarto è sufficiente, siamo per la prima volta in finale di Coppa Italia.
Ci aspetta il Torino e si giocherà il due giugno a San Siro ma intanto bisogna terminare il campionato, all’ultima giornata arriva a Bergamo un Napoli disperato, deve vincere per salvarsi e spera di trovarci con la testa alla finale mancando solo una settimana.
Invece segniamo subito con Da Costa e reggiamo senza difficoltà l’assalto partenopeo fino al raddoppio di Nielsen a otto minuti dalla fine e il gol di Corelli non basta al Napoli per evitare la Serie B.
E finalmente ci siamo, Atalanta contro Torino, abbiamo finito all’ottavo posto in classifica a pari punti ma per blasone i granata hanno il ruolo dei favoriti, con loro giocano il portiere Vieri che sarà poi il numero uno dell’Inter herreriana, il capitano Bearzot a fine carriera, il nazionale Rosato e gli stranieri Peirò e Hitchens (che giocherà poi un anno a Bergamo).
San Siro è pieno a metà, circa quarantamila paganti, prevalgono i granata ma ci siamo anche noi, la presenza bergamasca è stimata in circa ottomila nerazzurri che si fanno sentire e vedere con gli attrezzi dei tifosi anni sessanta: sirene, campanacci e bandiere.

Nielsen Domenghini e Calvanese abbracciato da Pizzaballa

Squadre in campo con le tradizionali maglie e dopo quattro minuti siamo già avanti, punizione dal vertice destro dell’area di Nielsen e sul secondo palo irrompe incontrastato Domenghini di testa, 1-0 a sorpresa, il Toro prova a reagire ma salvo un’incursione dell’inglese Hitchens fermata da Pizzaballa non crea alcuna occasione.
Secondo tempo e ancora colpiamo a freddo, dopo tre minuti spiovente in area di Veneri, salta Domenghini in contrasto con un difensore, la palla arriva ancora a Nielsen che alza un mezzo pallonetto in mezzo all’area dove irrompe ancora Domingo che scarica in rete da due passi precedendo l’uscita di Vieri, 2-0 e adesso l’impresa diventa tangibile.

Il secondo gol di Domenghini

La reazione granata si ferma a una parata di Pizzaballa su un tiro appena dentro l’area ma a nove dalla fine Domenghini fa tris e l’Atalanta fa tombola.
Avanza sulla destra l’ala di Lallio, entra in area, rientra sul difensore ed è fortunato sul rimpallo, si trova davanti a Vieri, lo salta agevolmente e scarica in rete di potenza da due passi stroncando ogni tentativo di salvataggio del difensore arretrato sulla linea di porta (rischiando anzi di ucciderlo), 3-0 e tutti a casa.

Il terzo gol di Domenghini

Da registrare il gol della bandiera del Torino realizzato da Ferrini con un rasoterra dal limite e poi scatta la festa nerazzurra mentre i granata dimostrano totale assenza di sportività uscendo dal campo nonostante siano invitati a rimanere dal presidente federale Pasquale.

Capitan Gardoni alza la coppa
…la squadra si schiera per l’ormai conosciutissima foto…
…e c’è pure una pericolosissima invasione di campo di un tifoso in giacca e cravatta fermata da due carabinieri che guardano il fotografo divertiti

Se ne vanno guidati dal capitano Bearzot che uscendo dice ai compagni “lasciamola qui questa squadra del…cavolo” (sì, un’immagine un po’ diversa del Bearzot C.T. che ricordiamo), giocatori e dirigenti torinisti si beccano una valanga di fischi mentre fioccano gli applausi quando la coppa è consegnata a centrocampo senza palchi e particolari formalità a capitan Gardoni.

Domenghini (con la “sua” coppa) viene portato in trionfo sulle spalle di tre compagni tra i quali si riconosce Flemming Nielsen

Viene anche consegnata la riproduzione tuttora presente nella nostra sede e poi tutti in posa per la storica foto (comparsa nella Nord in formato gigante per festeggiare il cinquantenario) la squadra festeggia la sera in pizzeria e stop, anche perché non sono giorni particolarmente allegri in generale e nella bergamasca in particolare.

Lo storico gagliardetto celebrativo…
…nei particolari

Il Papa Buono si sta spegnendo ma sembra quasi abbia atteso che la squadra della propria terra vincesse per andarsene il giorno dopo, quasi a non voler disturbare un giorno di festa per la propria gente.

Angelo Domenghini cinque gol nella Coppa Italia 62/63